Si lo ammetto: sono brutto, cattivo, amo il black metal, il death, inneggio a Satana, musicalmente sono anche un poco maschilista e odio le band in costume. State ancora leggendo? Proseguo? Conosco i Sick N’ Beautiful da un bel pezzo ma non li ho mai ascoltati, perché mi bastava guardare la stupenda Herma pensando che tutto ruotasse intorno alla sua fisicità e che non avesse (ovviamente) voce, che la band puntasse sui costumi di scena per distrarre da una proposta musicale povera e inconsistente. Volete mettere con i Putrid Purulent Wound Full Of Dead Worms? Il loro ultimo ‘Bestial Defecation’ (2018, Indigestion Of Human Flesh Records)… è stupendo! E se ve lo state chiedendo, la risposta è no. Non esiste la band citata e manco la casa discografica. Esistono solo i preconcetti che nel nostro genere musicale (che ci ha insegnato 40 anni or sono che avere i capelli lunghi e i tatuaggi non significa essere delinquenti e drogati, ad esempio) non dovrebbero esistere. Mea Culpa. I Sick N’ Beautiful sono una band che ha investito sulla propria immagine senza mai tralasciare l’aspetto musicale, sono un band che ha capito come funziona il carrozzone del rock, sono una band che a differenza di molte altre (“Aò, quant’è una copertina professionale? Ducento euri? Naaaa la faccio fare ar cuginetto mio de 8 anni che con 8 euro è contento!”) ha capito che “forse” se si investe in qualcosa in cui si crede si è anche premiati. Si rischia… ovvio.  Se non sputate sangue e (anche) denaro in ciò in cui donate tempo, impegno e sudore, chi dovrebbe farlo? I Sick N’ Beautiful sono furbi, lo ammetto e lo dico prendendomi le mie responsabilità. Accentrano davvero tutto intorno ad una cantante di una bellezza straordinaria, si creano un immagine, si creano un seguito andandolo a stanare nel suo habitat, come un cacciatore che insegue una preda nella sua tana, senza aspettare che questa esca e si esponga. La band trova terreno fertile nei cosplayer, nelle fiere, nei fanatici di manga e anime e anche in coloro che non seguono per forze di cose il panorama metal ma che orbitano in quel limbo che sta tra la musica alternativa e il desiderio di non lasciare la retta via della facile melodia. Il gruppo suona un rock spruzzato di industrial ruffiano e intinto nel pop più alternativo ma comunque da classifica. Insomma i Nostri potrebbero piacere tanto a chi segue Rob Zombie quanto a chi ascolta Skunk Anansie, tanto a chi ama Marilyn Manson quanto a chi ama il J-Pop di Ayumi Hamasaki e Arashi. Ma… esiste un ma… non crediate che il gruppo di “alieni” non sappia scrivere, suonare e cantare. Herma ha una voce potentissima e duttile, che tradisce un background davvero vario dove immagino la bella singer alle prese con i più disparati generi musicali. Bella si, ma anche brava, anzi… bravissima. Un timbro molto bello, in grado di mutare a seconda delle esigenze e delle situazioni. Gli strumentisti? Ottimi, con una Evey (Valentina Sollazzo) alla batteria che mostra tutte le sue doti lungo una tracklist eterogenea e che palesa la sua bravura in ‘Cryptid’, dove si lancia in un incredibile lavoro percussivo alternato a passaggi di doppia cassa davvero di buona fattura. ‘Megalomaniacal’ farebbe la gioia dei fan nipponici mentre ‘New Witch 666 (The Rising)’ mostra il lato più heavy ed elettronico del gruppo, ben spinto dall’ennesima trasformazione vocale di Herma. Perfetto per tutto il disco il lavoro delle chitarre della coppia Rey C2/Lobo e del basso (Big Daddy Ray). I tre musicisti sanno cosa fare, riuscendo ad essere discreti quando serve e invadenti quando richiesto, accompagnando ora con arpeggi ora con pesanti accordi la voce della leader. L’incipit di ‘Hellawake’ ricorda non poco ‘Wicked Game’ per poi evolvere in un brano coinvolgente e assolutamente adatto a fungere da colonna sonora per ‘Ghost In The Shell’. ‘C*mmunion’ ,se ancora servisse, mostra l’intelligenza della band nel restare in bilico tra l’avere una propria precisa personalità e il piacere al contempo a un vasto potenziale pubblico. A chi piacerà questo disco? A tantissimi, perché è ben suonato, ben cantato, ben prodotto, ben arrangiato e composto, per non parlare di un look esageratamente bello e live show impressionanti. A chi non piacerà? Agli ottusi che devono fare i cattivoni a tutti i costi e ai recensori che mangiano zolfo e fiamme… me compreso. Ammetto che non ascolterò ancora questo CD (dopo le mie consuete 10/15 volte), ma è un limite mio. Mi ritengo altresì troppo onesto per non dirvi che questo è un disco (nel suo genere) ai limiti della perfezione, e vi voglio troppo bene per non consigliarvi di seguire una band davvero di caratura internazionale. Bravissimi, e ora torno ad ascoltarmi i cingalesi Anal Sex With Esophageal Tract (no, non esistono nemmeno loro).

Alberto Biffi:85

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