Cristiano Lucidi(voce e chitarra), Guido Sabatini(chitarra), Mauro Fabbri(basso, voce) e Ivan Galeone(batteria)formano i “I Bullet of NOISE, una band alternative rock/grunge che nasce a Roma nel 2017 con un’idea ben chiara: riportare in vita il “Seattle sound” degli anni ’90. Dopo aver ascoltato il loro album “Rome is Burning”, in uscita prossimamente per Volcano Records & Promotion, ci sembra che il loro tentativo di far rivivere il “Seattle sound” sia abbastanza buono, ben riuscito. Vediamo nelle righe seguenti perché….

Il sound grunge/alternative rock sporco e distorto richiama anche troppo facilmente alla nostra mente band come NirvanaMelvinsPearl Jam e Filter. Un sound cupo, pieno di contrasti, un sound a tratti tanto ruggente che ci graffia e ci lacera dentro come faceva ai suoi tempi la musica dei “mostri sacri” appena citati. Non mancano passaggi più melodici come pure lo scream da parte del vocalist Cristiano Lucidi. La title-track “Rome is Burning” e la successiva “Blackout” sono chiara dimostrazione di queste nostre parole, due canzoni anche abbastanza simili.

“Bullet of noise” è una vera fucilata fin dall’inizio e sembra rincarare la dose rispetto alle due citate sopra anche se condivide molti refrain. Infatti, il ritmo e il dinamismo aumenta in modo considerevole per alcuni tratti. Bello l’assolo verso metà pezzo. Da notare il tremolo nella canzone precedente. “Breaking the cage” parte con basso iniziale, accompagnato dalle chitarre, e poi mostra il suo afflato decadente, desolante. Non mancano passaggi in cui la canzone mostra anche una certo “spirito mai domo”. Sorprendenti alcuni passaggi melodici di “Breaking the cage”. Qui come altrove ci accorgiamo che in questa band tanta importanza è affidata sia al songwriting che alla produzione sonora. Anche una certa “inventiva” dalla parte della band non guasta, anzi.

 

Con “Dogman” e “Stay away” ormai siamo nel tunnel del sound di Seattle e non sappiamo più come uscirne. Invece di provare sgomento o senso di spaesamento ci sentiamo a casa nostra noi anime inquiete con la voglia di spaccare il mondo e il perbenismo borghese. Di “Dogman” si apprezza il chorus soprattutto, di “Stay away” i versi ripetuti…Stupende le melodie e le armonie di “The sun is black”. Gradevoli gli stacchi e i climax creati ad arte(fanno trasalire), come l’assolo a metà pezzo per esempio. Ottime le sequenze di “Catch me”, “Give me a kiss”, “Save me” e “Laudanum”: catalizzano tanto appeal, altra cosa che questa band riesce a suscitare in modo abbastanza buono. Riguardo “Save me” è quella che scatena più appeal con il suo testo abbastanza semplice.

“Out of time” ha un esordio sognante(e non solo quello) che poi da spazio ancora a tanto grunge sferragliante. Che pulsazioni sonore, qui come altrove! Tutto termina con “Fight your war” dal ritmo ancora tanto incalzante. Qui il grunge sfocia anche nel punk rock.

Ha senso nel mondo odierno riportare in vita il “Seattle sound” degli anni ’90 del secolo scorso? Come no!?!? Nella società della tecnologia imperante, nella società dell’immagine e dei consumi, anche della porno-immagine per molti versi, ebbene in questo mondo c’è proprio di bisogno di anime inquiete, di persone che non “trovano pace” in nessun modo perché reagiscono al conformismo con slanci energici, con una “sregolatezza” che sa tanto di voglia di vivere. Nella società odierna senza spessore, una società senza profondità, in questa società c’è bisogno di persone che si mettono in gioco esprimendo tutto il dirt che hanno dentro. Dopotutto, dare voce ai nostri impulsi più irrefrenabili e sconsiderati a volte ci rende davvero interessanti, degni di attenzione da parte di chi vive tutti i giorni i modo uguale: “Every day is exactly the same”, come diceva una canzone dei Nine Inch Nails…sai che noia!!

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