“Labyrinth of Fallen Angels”, è piacevole “perdersi” alla ricerca del suono degli Elysium

 

Alla base di tutto la stima e conoscenza reciproca tra la nostra testata e il musicista, la veloce segnalazione del nome e una prima ricerca, purtroppo infruttuosa della band su Spotify. Passiamo quindi a motore di ricerca ed internet (quanto era più difficile questo lavoro prima della Rete! non finiremo mai di ringraziare abbastanza Tim Berners Lee). Prima difficoltà, il nome “Elysium” è abbastanza gettonato, a partire dal film con Matt Damon e Jodie Foster (blockbuster americano diretto da Neill Blomkamp del 2013),  ma è soprattutto presente nel mondo musicale accreditato principalmente come metal band polacca attiva fino al 2006, la stessa rintracciata sul servizio di streaming svedese. Ma noi sappiamo che i nostri sono italiani ed hanno appena rilasciato un disco, quindi continuiamo a frugare. E’ indicizzato anche un altro progetto statunitense (che scartiamo per i medesimi motivi), un paio australiani (uno dei due ha però cambiato nome), un disco degli Stratovarius del 2011 (ci stiamo avvicinando) e finalmente – aggiungendo semplicemente “band” alla ricerca – riusciamo a trovare gli Elysium che stavamo cercando.

Scopriamo, ma ne eravamo già consapevoli, di arrivare abbondantemente ultimi, ce lo dimostra la presenza della band italiana in molte riviste di settore, tra recensioni, interviste e segnalazioni, anche all’estero. A questo punto però è diventato tutto più semplice, dalle pagine social arriviamo al sito, dove troviamo i contatti dell’ufficio stampa (questo ci rincuora molto, purtroppo non tutte le band ne hanno uno, ma è essenziale per far risparmiare tempo ed avere quello che serve per una recensione), rapidamente richiediamo la cartella stampa e con la stessa rapidità la riceviamo (ribadiamo lo stesso pensiero per gli uffici stampa, soldi investiti non spesi). Abbiamo tutto quello che è necessario per ascoltare l’album di debutto: “Labyrinth of Fallen Angels” (2019, etichetta e distribuzione della finlandese Lion Music Record Label).

La band si presenta in classica configurazione symphonic metal, mettendo in risalto, anche graficamente, la cantante (mai sottovalutare l’artwork, ad esempio è grazie alla copertina che abbiamo acquistato molti anni fa “Kill ‘Em All”, il celebrato debutto discografico degli per noi sconosciuti Metallica). Appena un passo indietro i quattro componenti maschili (chitarra, basso, violino e batteria), la formazione è poi arricchita anche nella registrazione da tastiere e sequenze orchestrali. Si dichiarano influenze che vanno dai Nightwish agli Anathema, anche se in questo genere è facile trovare riferimenti che possono spaziare veramente in una pletora di diverse composizioni e gruppi, diversi anche all’interno di loro stessi, vista l’indubbia facilità di cambiare musicisti e stili in corso d’opera. Anche Daphne Nisi (voce) e Simone Moratto (chitarra) si sono uniti nel 2016 a Christian Arlechino (violino), Marco Monetini (basso) e Flavio Lovisa (batteria), fondatori del progetto Elysium nel 2013, portando come contributo una venatura “more powerful and rock sound”. Non abbiamo modo di verificare lo scostamento dalle origini, ma non è poi così importante.

“Il Labirinto degli Angeli Caduti” è un piacevole disco di symphonic metal che si allinea senza difficoltà allo stile iconico del genere, la voce femminile è la coloritura maggiormente esaltata, ben seguita e sostenuta – nell’ordine – da violino (per le venature più melanconiche) e chitarra (per quelle maggiormente metalliche), ovviamente dovendo o volendo escludere il lavoro massiccio che viene fatto dalle tastiere e sequenze assolutamente necessarie di Marco Sinopoli. Ad essere sinceri non amiamo particolarmente l’abbondanza di elettronica, ma ci rendiamo conto di quanto sia difficile e non sostenibile, anche economicamente, aere a disposizione una vera orchestra di 30 elementi, quindi ben venga anche il digitale. I 10 brani che compongono la tracklist (3 dei quali sono reprise del precedente Ep “Symphony of a forest”) si prestano ad un piacevole ascolto reiterato, anche da parte di un pubblico molto più vasto di quello che potrebbe essere il principale destinatario. Non ci stupiremmo, infatti, se chi lo acquista, avesse nelle proprie playlist sia i più commerciali (scritto con tutto il rispetto possibile) Evanescence che i maggiormente rigorosi Lacuna Coil  ad oggi probabilmente il miglior alfiere italiano dell’alternative metal e probabilmente giunti all’impatto su più vasta scala con una eccezione rivisitazione (ingiusto chiamarla cover) di “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode. In una nicchia di mercato così veramente ampia, c’è sicuramente, e a pieno titolo, posto anche per questo disco di debutto, melodico al punto giusto e “duro” quel tanto che serve. Un buon prodotto di una raggiunta maturità nella linea musicale degli Elysium che saremo curiosi di incontrare “live” appena possibile, in quelle occasioni in cui, per necessità di spettacolo o di formazione, i suoni si esasperano un po’ di più, anche per riscontrare direttamente il “powerful & rock” dichiarato. In conclusione, dovremo ricordarci di offrire una birra al nostro segnalatore, è pienamente meritata.

Tracklist: Black Hole – Evanescent – Before The End – Turn around – Fight for all Your Love – Close to You – Siren – Higher State – Nobody Knows – Here I Am. Line-up: Daphne Nisi (voce e cori) – Marco Monetini (basso) – Christian Arlechino (violino) – Flavio Lovisa (batteria) – Simone Moratto (chitarra) – Marco Sinopoli (tastiere e sequenze). Special Guest: Roberto Mascia (scream vocals in “Siren”) – Vahimiti (cori in “Fight for all Your Love” e “Turn around”). media & sipario ringrazia, per la cortese e paziente collaborazione, Monica Atzei (Infinity Heavy Management & Press Agency).

(articolo di Luciano Lattanzi – riproduzione non consentita)

 

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial