Giungono da Venezia i Membrance, autori di un death metal molto diretto e senza fronzoli, che pesca anche qualcosina da certo death n’ roll (un po’ alla Entombed, tanto per intenderci). Questo “Morality’s Collapse” è il loro secondo lavoro ed è registrato abbastanza bene, anche se è difficile, in questo caso, capire cosa suona bene o male, perchè potrebbe darsi che quello che a me non piace sia stata una scelta voluta della band, e così mi sembra. Per esempio, trovo il basso un po’ invadente e le chitarre poco incisive, ma nell’insieme la cosa funziona e anche bene, devo dire.
Difficile immaginare, infatti, un suono diverso per questo tipo di death metal sguaiato e apparentemente anarchico. Ad esempio, in “The swamp things” la band sembra non avere limiti. Su delle partiture di chitarra che sembrano prese talvolta dagli Slayer, la band mette in mezzo anche organo e tastiere, tanto per non far mancare nulla. In “Wander In Ghostown” compare anche un synth che sa molto di black metal sinfonico…Se apparentemente queste trovate potrebbero sembrare avulse al genere proposto, in realtà sono inserite abbastanza bene nel tessuto sonoro. E mi spingo anche un po’ in là nel dire che i Membrance possiedono non troppe doti tecniche, ma che vengono compensate con un “genio” compositivo che colpisce. Certo, non stiamo parlando del genio che ha contraddistinto band come Atheist o Death, ma semplicemente di quel guizzo creativo fuori dagli schemi che permette ai Nostri di distinguersi dalla massa.
E’ un disco che mostra una band che vuole suonare non troppo seriamente, ma che in verità mostra comunque delle buone intuizioni. Certo la band talvolta dà la sensazione di stare un po’ stretta nei territori del death metal e questo credo lo vogliano dimostrare coi loro ammiccamenti al rock e al punk (ci vedo anche riferimenti ai Motorhead). Se non siete troppo puristi del genere e volete un disco divertente e cazzuto al tempo stesso, fatevi avanti, i Membrance credo potrebbero fare al caso vostro. L’unico appunto che potrei fare è che a mio avviso il gioco è bello quando dura poco, e forse con l’arrivo del terzo album non dico che la band debba diventare “bacchettona”, ma che una maturazione nella loro comfort zone sia più che necessaria. Per adesso promossi, ma da rivedere in futuro con curiosità.
Recensione a cura di Sergio Vinci
Voto: 65/100
 
Tracklist:
01. Infernal Wails
02. Wander In Ghostown
03. The swamp things
04. Poveglia
05. Escape from hell
06. Open sewer
07. Exhumed demon
08. Plague
09. Waves to the grave
10. My blue devils
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