Arrivano da Verona gli Empathica, formazione al suo primo full-length, che propone un interessante mix tra metal sinfonico e accenni di generi più estremi come il black/death metal melodico. La presenza di una voce femminile (Alessia De Benedictis) riesce a dare quella particolarità in più alla proposta ed è una scelta quantomeno azzeccata, ma la band dimostra di avere diverse qualità, e questo “The Fire Symphony” è qui a provare a convincere noi ascoltatori.
E direi che il risultato è dannatamente buono. Chiarendo che il sottoscritto non ama particolarmente il “metal melodico” e/o sinfonico, c’è da dire che l’impresa di conquistarmi era quindi ancora più ardua, perchè quando è partita la prima canzone “Fallen Master Pleasure” ho un po’ storto il naso…Intendo dire che la band suona alla grandissima e sa scrivere buona musica, ma la spiccata vena melodica della band non è proprio qualcosa che mi prende di solito in casi simili. Eppure, con l’ascolto delle tracce successive, qualcosa ha cominciato a cambiare in me. Già dalla successiva “Prophecy”, la band acquista qualcosa in potenza, ed è impossibile rimanere indifferenti alle escursioni in territori alla Dimmu Borgir o Children Of Bodom che timidamente si affacciano verso il finale. Ecco, qualcosa comincia seriamente a quadrare, ma soprattutto a stupire. Il mix tra tecnica, capacità compositiva, ottima produzione e crossover tra parti sinfoniche e altre parti più tirate è davvero ben riuscito. Con la successiva “Religio”, trova più spazio la voce di Filippo Tezza (Chronosfear, Tezza F.), e quindi abbiamo un bel duetto tra voce maschile e femminile. Filippo in questo album suona anche il basso, giusto per la cronaca.
Si rasenta il capolavoro con “The Fire Symphony” e “Sillus Messor Animarum”, dove grazie alla loro varietà e lunghezza possiamo assaporare tutte le capacità degli Empathica, in primis quella di saper scrivere pezzi elaborati senza perdersi ma anzi, risultando sempre sul pezzo e ispirati. A mio avviso i veri protagonisti di quest’opera sono la cantante, che sul serio è a livelli stellari, la batteria ad opera di Francesco Falsiroli, che si esprime in tanti frangenti e sempre con risultati ottimi (doppia cassa, blast beat o semplici pattern di “accompagnamento”), ma non potrei non menzionare quanto sia importante il gioco di tastiere e piano gestiti da Giacomo Savina, che per tutto il disco fa un lavoro enorme, che porta ad un passo superiore questo lavoro, rasentando la vera e propria opera teatrale e cinematografica.
Fatevi avanti quindi, se amate il genere epic/symphonic metal, non avete ragioni per non comprare questo album.
By Redazione
Voto: 9/10
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