Dopo aver recensito il loro ottimo debutto “The Fire Symphony“, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’istrionico Filippo Tezza, bassista e cantante aggiuntivo della band, nonchè individuo molto attivo nella scena metal tricolore (Chronosfear, Tezza F. ecc.). Ecco il resoconto della nostra chiacchierata!
1) Benvenuti Empathica, è un piacere avervi sulla nostra webzine! Come avete scelto il nome della vostra band? 
Ciao a tutti e grazie a Heavy Metal Maniac per questo spazio e per il benvenuto! Allora, premetto subito che io sono entrato negli Empathica solo nei primi mesi del 2015, quando invece questa band esisteva già da almeno 3-4 anni, pertanto non ero presente al momento della scelta del nome. Tuttavia, ti posso dire con una certa sicurezza che il termine “Empathica” deriva dall’immaginario fantasy descritto nella serie de “La Torre Nera”, del noto autore Stephen King. Penso sia un nome che funziona bene: semplice, musicale, ed immediato… già questa penso sia un’ottima motivazione per la scelta del nome di una band!
2) Quali band vi hanno ispirato e ancora vi ispirano? 
Volendo fare una sintesi di quelle che sono le nostre influenze, i grandi nomi di riferimento a cui ci ispiriamo sono senza dubbio realtà europee come Nightwish, Epica, Leave’s Eyes, Sirenia, Delain e via dicendo… se dovessi far intendere velocemente quale genere suoniamo a qualcuno che non conosce la nostra musica, comunque, indicherei come punto di riferimento più vicino gli Epica. Il nostro modo di suonare, i riff, le atmosfere oscure, le puntatine verso il metal estremo, gli incastri vocali ecc.., sono tutti elementi che tendono ad avvicinarsi a questa band. Tornando al fulcro della tua domanda, considerando anche gli esordi più symphonic black di questa band, senza dubbio anche realtà più estreme come i Dimmu Borgir, i Cradle of Filth hanno la loro importante influenza, così come nei riff chitarristici puoi sentire una certa “nordicità” tipica del death melodico scandinavo. Insomma, la musica cinematografica e tutta la scena symphonic/melodic europea esercita senz’altro un certo fascino su di noi. Per quanto riguarda me, aggiungo che nelle mie influenze c’è, oltre a tutto quanto citato, anche molto del metal classico, in particolare power metal, power/prog, heavy ecc… cosa piuttosto evidente nel mio progetto solista Tezza F. o nei Chronosfear, dove sono songwriter principale e cantante. Sicuramente noi tre songwriter degli Empathica, ovvero il chitarrista Francesco, io e Giacomo (tastiere e orchestre), cerchiamo di combinare assieme tutte quelle che sono le nostre singole velleità ed influenze, canalizzandole in una musica che cerchiamo comunque di rendere sentita e personale, nonostante si appoggi su delle solide basi di partenza.
3) Mi pare che il vostro album “The Fire Symphony” sia un concept. Vogliamo spiegare più nel dettaglio?
Il disco “The Fire Symphony” ruota attorno ad una sorta di concept, ambientato idealmente in un periodo medievale non meglio definito, diciamo intorno al 1600, durante l’avanzata dell’inquisizione. I protagonisti sono un gruppo di musicisti, un’orchestra. Pur di continuare a suonare la loro musica, sono disposti a sfidare l’inquisizione, che considera la loro arte come “eretica”. Gli inquisitori, sfruttando la presenza di tutti i musicisti all’interno del loro teatro, danno fuoco alla struttura e quindi a tutti loro. Le fiamme divorano il teatro mentre le note della loro sinfonia continuano a risuonare. Questo è un po’ l’antefatto su cui si sviluppa poi il concept, inteso non propriamente come una storia ma come la rappresentazione di un “manifesto” del libero pensiero e contro la repressione. Nonostante il tentativo dell’inquisizione di porre fine a quelle note, la loro musica riesce ad essere tuttavia tramandata fino ai nostri giorni, quindi, cercando di fornire una chiave di lettura conclusiva, il fulcro lirico del disco è basato sul potere delle idee e dell’arte in generale, su ogni forma di predominio e di dogma imposto. I testi del disco sono stati scritti dal batterista Francesco Falsiroli, ad eccezione di quello di “What We Have to Die For”, del quale mi sono occupato io.
4) Vogliamo descrivere il processo compositivo di “The Fire Symphony”? 
Come dicevo prima, sono entrato negli Empathica nel 2015, quando buona parte del materiale presente era bene o male già scritto da Francesco (chitarra) e Giacomo (tastiere e orchestrazioni). Io mi sono poi offerto di comporre una suite che fungesse da finale del disco, ed è quindi nata la title-track “The Fire Symphony”, che quindi era l’unico brano non presente al momento del mio ingresso. Tutti i brani preesistenti sono stati rivisti e riarrangiati diverse volte, e hanno iniziato comunque ad avere la loro forma definitiva solo a seguito della decisione di spostare il genere dal black sinfonico al puro symphonic metal che sentite oggi. Abbiamo via via “alleggerito” qualche soluzione cercando di renderla più appetibile e coerente col nuovo percorso, tuttavia siamo stati concordi nel voler mantenere una certa “oscurità” e pesantezza nelle composizioni. In alcune delle canzoni mi sono occupato di alcuni riarrangiamenti generali e di dare forma ad alcune idee embrionali, talvolta aggiungendo qualche parte in più. Dopo una serie, oserei dire infinita di ritocchi, sia alle parti puramente “metal” (chitarre, sezione ritmica) sia a quelle orchestrali (cori compresi), siamo finalmente giunti alla fine delle registrazioni nel dicembre 2017. Il mixaggio di Francesco Zacchi ha portato via molti mesi, fino al mastering affidato al noto producer Mika Jussila (dei Finnvox Studios, in Finlandia). Riassumendo, quindi, il processo compositivo è stato frutto soprattutto del lavoro a sei mani fatto da Francesco, Giacomo e me durante questi ultimi 4-5 anni. Inutile dire che siamo soddisfatti del risultato e delle prestazioni di tutti gli Empathica.
5) C’è un messaggio particolare dietro i testi del vostro nuovo album che va magari oltre il concept stesso che già hai spiegato? 
Ne più ne meno di quanto detto in precedenza, in realtà; il messaggio “ultimo” del concept e delle liriche dell’album, che spesso sconfinano anche in alcuni concetti filosofici, è proprio il voler sottolineare che le idee, il pensiero, l’arte, hanno e sempre avranno un dominio su qualsiasi forma di repressione. Pensiamo sia un messaggio sicuramente semplice, ma dietro questa semplicità nasconde anche molta forza, un messaggio adatto e attuale (purtroppo) anche al giorno d’oggi.
6) Ci siano stati cambiamenti sostanziali nel vostro sound rispetto al passato? 
Si, senza dubbio. La band, agli inizi, ha preso le mosse da un percorso orientato sul black/death metal sinfonico. Prima del recente nostro primo full-length, gli Empathica avevano esordito con l’EP “Orchestral Nightmares”, dove veniva accentuata molto la componente dark del sound, e dove il cantato era guidato dal growl di Dario. In quel disco gli arrangiamenti e le strutture, così come la produzione, erano senza dubbio meno elaborate rispetto ad ora. Da allora è stato stravolto praticamente tutto: dal genere in sé, fino all’impostazione vocale, che ora è basata sull’alternanza di tre voci diverse (femminile lirica, maschile pulita e growl). Pur mantenendo comunque l’essenza orchestrale e malinconica del sound, la band ha fatto un salto davvero importante, sia nella capacità di arrangiamento e di elaborazione dei brani, sia nella gestione del processo di registrazione e mixaggio. Da parte mia sono contento di questo evidente salto di qualità e del risultato che abbiamo raggiunto.
7) Chi si è occupato dell’artwork di “The Fire Symphony? 
La copertina è stata realizzata da Roberta Cavalleri di ZenCaos Creative, artista e grafica freelance di Milano. Conosco Roberta per via del fatto che ha realizzato anche la copertina e le grafiche del disco d’esordio dei miei Chronosfear. Così è stata proposta anche per la realizzazione dell’artwork di “The Fire Symphony”. Con qualche direttiva di base e lasciando comunque molto spazio alla sua ispirazione artistica, Roberta ha realizzato un lavoro che ben rappresenta l’atmosfera del disco. In copertina è rappresentata la dea della mitologia ellenica Euterpe, musa della Musica, che tiene in mano e suona una lira mentre la sua figura umana si sta pietrificando e lentamente sgretolando. Sullo sfondo, vi è invece il simbolo del titolo del disco, il fuoco, e le rovine del teatro descritto nel concept, il tutto attorniato da un plumbeo cielo nuvoloso, che aiuta a dare l’idea del tipo di sound malinconico e oscuro che proponiamo nelle nove tracce.
8) Siete attivi sul fronte live? Com’è un vostro show e cosa cercate di trasmettere al pubblico? 
Siamo stati un po’ assenti dalle scene live negli ultimi anni; il cambiamento radicale nella band e nel genere musicale ha portato con sé anche diversi cambi di line-up, e a tal proposito proprio ora siamo alla ricerca di un nuovo batterista. Qualche batterista interessato ci ha contattato, quindi tra non molto faremo qualche prova per capire chi è più adeguato alla band. Tutto ciò, unitamente al fatto che abbiamo deciso di concludere il disco prima di ripresentarci live, ci ha tenuti distanti dal palco per un buon periodo. Da ottobre 2019 tuttavia gli Empathica hanno firmato un rapporto di collaborazione con Orion Agency, pertanto non passerà troppo tempo prima di avere news circa i prossimi nuovi live. I nostri concerti saranno comunque incentrati sull’energia che proveremo a trasmettere al pubblico con le canzoni del nostro primo album. In questo aiuta molto senz’altro l’utilizzo di sequenze orchestrali, per riprodurre anche on stage lo stesso impatto emotivo che si può avere dall’ascolto del disco.
9) Quali sono i vostri obiettivi per il futuro più immediato? E guardando più avanti, cosa vorreste raggiungere con la vostra band? 
Nel futuro immediato la nostra priorità è rilanciare il nome della band, ritornare sulla scena live e farci nuovamente vedere in giro dopo questo lungo periodo di assenza dai palchi. Un altro importante obiettivo, collegato ovviamente a quanto appena detto, è il ritrovare una solida stabilità nella line-up. Questa band ha avuto un sacco di cambiamenti, in parte dovuti anche alla volontà di cercare le doti più adeguate al sound proposto. Una volta che, (si spera) otterremo la stabilità che cerchiamo, sono sicuro che si potrà lavorare molto meglio e più attivamente per il futuro. A lungo termine, invece, speriamo di riuscire a realizzare un secondo disco, di cui alcune idee sono già in cantiere, e di avere l’occasione e la fortuna di riuscire a portare la nostra musica in giro per i palchi italiani e anche fuori dai confini nazionali, dove il nostro genere è sicuramente più “di casa” rispetto al Bel Paese.
10) Concludi come vuoi lʼintervista Filippo. Un saluto!
Vi ringrazio nuovamente per la disponibilità che ci avete concesso! Spero di aver incuriosito qualche lettore al riguardo di questa band. Vi invito a cercare e a dare una chance al nostro disco “The Fire Symphony”, che trovate su qualsiasi piattaforma del mercato digitale (Spotify, Amazon Music, Deezer, ITunes, Youtube, ecc…). Se vi piace l’album, potete acquistarlo e sostenerci! Il supporto alle piccole realtà underground è sempre molto importante per far crescere la nostra scena, da sempre ricca di talenti e di validissime realtà. Ci vediamo a qualche live!! A presto!

Intervista a cura di Sergio Vinci

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