Devo essere sincero: temevo un po’ per la riuscita del primo album autoprodotto dei veronesi Empathica, e più che altro per il genere proposto: Symphonic Metal, ovvero un genere musicale dove la perfezione formale è a dir poco tutto, e dove purtroppo gli epigoni più underground dei gruppi più famosi finiscono per fare dei mezzi pasticci dettati dal fatto di essere wannabe, di incrociare sgradite tendenze metal estremo, o peggio ancora di puntare tutto solo su un cantato over-sung. Sembrerò prevenuto, ma l’esperienza mi dice che succede troppo spesso per i debuttanti. Eppure “The fire symphony” riesce a cavarsela, con sorpresa.
Chiariamoci: gli Empathica sono un clone dei Nightwish. Lo si sente da tante cose, da certa orchestrazione (che suona autentica e non in midi o fatta con la tastiera di 30 anni fa), dalla voce a volte lirica in pieno stile Tarja e a volte in pieno stile Floor, con voce maschile pulita di rinforzo, e da brani chiaramente in quello stile, ma il fatto è che il risultato c’è eccome, con un sound che va a dare il suo massimo in una “Religio” ben fatta, nella più ritmica e meno melodica “Death came twice”, e soprattutto in “What we have to die for”, un brano che suonerà Nightwish quanto volete ma che funziona alla grande, per non parlare degli altri due highlights del disco, ovvero “Sillus messor animarum” che inizia come un proseguimento di “Ghost love score”, ma che tra partiture barocche e altisonanti riesce comunque a farsi notare, o nella title track che funge da summa compositiva dei brani di quest’album. Sulle prime si ha l’impressione che gli Empathica non sono altro dei cloni, che senza Nightwish non saprebbero fare niente, ma il passare dei minuti invece rivela una band che sa quello che fa, e lo fa bene. Certo, “The fire symphony” sarà derivativo quanto si vuole, ma è comunque registrato, suonato e prodotto in una maniera eccellente, e questo non è da poco per una band dal sound così stratificato e impegnativo.
In conclusione: “The fire symphony” non è un disco che vuole riscrivere la storia, ma è un album che fa ciò che tantissimi non riescono a fare: riesce a fare da degno epigono del symphonic metal e dei Nightwish e a fare questo genere come si deve. Non male, se si pensa che a parte qualche nome classico, questo genere musicale è sempre più vittima di bands (famose e non) che sembrano davvero puntare sempre più su esclusivamente su un pop metal compresso e con la cantante rivestita.

Snarl

 

Voto: 77

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