In questo inizio gennaio, appena passato Natale e Capodanno, ammettiamolo, abbiamo ancora un tasso alcolico elevato ma IO, il vostro recensore preferito, sono sempre qui ad elargire lodi alla musica metallica italiana. La Sardegna, isola magica e misteriosa, ci regala un band ruspante e mostruosamente dotata: gli Alcoholic Alliance Disciples. Forti di una line-up costituita da doppia chitarra, basso, voce e batteria, si forma nel 2007 e due anni dopo edita il primo EP che prende il nome dal gruppo, ed ora nel 2019 per la Alone Record da alle stampe il debut album: “Prayers for Snakes”. L’album è costituito da 9 tracce per una durata di circa 50 minuti scarsi, che ora andrò ad enucleare con il mio consueto track by track…..buona bevuta di metallo a tutti.
1. Seven Days and Seven Nights 
L’inizio è evocativo, poi si parte con una batteria carichissima, i ritmi sono quelli del southern-rock, la voce è ruvida e grave mentre le chitarre sono affilatissime ed entrambi i chitarristi ben figurano nella costruzione del pezzo, non si può non lasciarsi prendere dal ritmo incalzante del brano. Il ritornello è ficcante e permane nella mente segno che il combo sardo ha colpito nel segno.
2. With All My Strength
Il secondo brano estremizza ulteriormente l’attitudine al southern-metal, batteria pesante, basso che armonizza tutto. Menzione particolare per le chitarre che oltre a muoversi con disinvoltura nel mood del pezzo e non disdegnano di partire con degli assoli al fulmicotone.
3. Voodoo Night 
Il ritmo è meno pressante anche se sotto si sente la batteria che bombarda come una cannoniera, anche qui il ritornello piace un sacco e conquista l’ascoltatore; a metà brano due grandi assoli di chitarra, la voce in questo pezzo è meno portata all’estremo e cambia profondamente l’appeal durate l’ascolto.
4. Hell’s Revolution 
E’ qui che si spaccano i culi a forza di bordate??? Direi di si, la voce è aggressiva e minacciosa mentre tutto il comparto strumentistico ringhia in modo davvero maligno Un brano ispirato e cattivo; svariati cambi di ritmo lo caratterizzano, noto anche un diverso modo di eseguire gli assoli, decisamente più sporchi.
5. Inner Fight
La forza dirompente degli Alcoholic Alliance Disciples è pressoché sterminata come la voglia di fare male, ed anche durante questo quinto brano non ci si risparmia, ritmi alti e strumenti sempre precisi rendono questa composizione una vera e propria botta di vita metallica. A metà del pezzo una pausa riflessiva,  la batteria è fin delicata e a farla da padrona è la chitarra che si esprime con dei virtuosismi al limite del lecito, e dopo alcuni istanti e un paio di battute del cantante si riparte con la chitarra nuovamente in solitaria…
6. Prayers for Snakes 
Eccoci arrivati alla title-track, che rispetto ai brani precedenti trovo un po’ moscetta, non un brutto pezzo, ma un pelo più scarica. Vediamola come una pausa per rimetterci dal macello precedente, anche qui gli assoli si sprecano e comunque non fanno dispiacere la composizione.
7. Drawing Dead
La goduria di ogni buon metallaro, un inizio basso e batteria, non si riesce a non battere il tempo con la testa, la voce è malsana, ringhiante e ruvida. La costruzione del pezzo differisce dai precedenti, ritmi più bassi, suoni più cupi ed assoli puliti, molto più metal di stampo classico. Questa canzone è come un fiume in piena, parte piano ma poi dilaga nelle casse dello stereo come una bomba.
8. The Same Old Fucking Story
Il titolo mi piace ed anche il ritmo ruspante e rimbalzante, i cori sono quel quid in più che fanno alzare le orecchie, sinceramente mi diverte come i simpatici sardi abbiano nuovamente cambiato approccio sonoro confezionando un altro pezzo carico e potente, oserei dire prepotente, dove la batteria suona rotonda e le chitarre rendono il tutto assolutamente soddisfacente.
9. Between Heaven and Hell
La fine arriva per tutti ed anche per questo album, che assume le caratteristiche di una ballad molto rilassata all’inizio, poi sempre più incalzante ed infine… cambia pelle e diventa un altro brano tritatutto, infatti i ritmi si impennano e ci si lascia andare alla voglia incessante di dimenarsi.
CONCLUSIONI:
Che dire, un disco interessante sotto molteplici aspetti, sia dal punto di vista della produzione che qui tocca dei livelli altissimi, dove ogni strumento si colloca in una propria nicchia, dove si sente in modo strabiliante. Consideriamo poi la bravura degli interpreti che non è seconda a nessuno. Inoltre questo disco piace perché ogni brano ha una propria personalità, è vario è ben costruito, tutto ciò appaga l’ascoltatore, in poche parole non è la solita mappazza hard-rock/metal tutta uguale che dopo tre pezzi ti rompe le palle, anzi, qui scatta la curiosità di vedere come mutano i vari brani ma mano che il disco avanza. Un disco consigliato a tutti/e per ampliare i propri orizzonti musicali.
Igor Gazza 
Valutzione: 8/10 
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