Storie di re e di maghi, amori ed epiche battaglie, in un connubio tra fantasy e antiche storie medievali. Questo è il substrato concettuale in cui gli italiani Ancient Knights si muovono per il debutto ‘Camelot’, sicuramente interessante. Si tratta in tutto e per tutto di una ‘metal opera’ dalle intenzioni ambiziose, che mescola musicisti sia italiani che stranieri, tutti di indubbio talento. Nella nutrita schiera di ospiti famosi spiccano Goran Edman (Malmsteen), Fabio Lione (Rhapsody), Roberto Tiranti (Labyrinth), Elisa Martin (ex Dark Moor), Pier Gonella (Necrodeath, Mastercastle), che ruotano intorno ad alcuni compositori fissi. l’album è l’annunciato primo capitolo di un concept riferito al “ciclo arturiano’ e musicalmente i riferimenti sono chiari: Malmsteen e il suo metal neoclassico, Rhapsody, Time Requiem e Majestic, con belle melodie sia vocali che di chitarra, tastiere mai eccessivamente pompose, canzoni brevi che non si perdono in inutili arzigogoli. Gli Ancient Knights hanno l’intelligenza poi di non infarcire i brani con inutili orchestrazioni ’sintetiche’ per riempire lo spettro sonoro, ma di giocare bene con gli arrangiamenti, ed amalgamare tutto con le voci degli ospiti. Il format funziona e nonostante la ridda di voci, personaggi e trame diverse, tutto scorre senza intoppi o forzature. In attesa di ascoltare le altre parti della storia, quello che fa apprezzare ‘Camelot’ è il ripescaggio di certe sonorità che andavano forte tra fine ‘90 e primi 2000, nonché la voglia di riproporre una ‘metal opera’, che alle nostre latitudini non è cosa comune. Che il torneo cominci!!!

Voto: 75

Marco Grosso

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