Gli Empathica si formano nel 2012 fondamentalmente come gruppo symphonic black e registrano anche un ep nel 2013. Successivamente, avviene una virata decisa, che li porta ad allontanarsi dal black: una svolta che causa anche una separazione dal precedente cantante, sostituito da Filippo Tezza. Con il nuovo disco già praticamente pronto, il gruppo prende una nuova importante decisione, inserendo in line-up Alessia De Benedictis. L’innesto di una nuova voce, che tra l’altro opta spesso per il cantato lirico, consente agli Empathica di fissare praticamente un nuovo corso, improntato su un metal sinfonico, certamente ispirato a band come i Nightwish o gli Epica, con in più un’ulteriore voce maschile in chiaro, benchè sporadicamente vi sia pure qualche innesto in growl. A ciò dobbiamo aggiungere cori maestosi e venature prog, che rendono l’idea di come la musica degli Empathica riesca ad essere maestosa e punti a soluzioni talvolta anche ardite, specie se si considera che si tratta di un album di debutto, interamente autoprodotto. Spiccano in particolare brani come “Fallen Master Pleasure” e “Prophecy”, oppure un pezzo praticamente power come “Religio”, ma la band si cimenta anche su tracce di lunga durata, ovvero la funambolica “Silius Messor Animarum” nonchè la conclusiva ed imponente title-track, che si sviluppa nell’arco di dieci minuti e mezzo. Diciamo quindi che, pur inserendosi in un genere dove certamente non mancano le proposte, tutto sommato gli Empathica, anche se di fatto non inventano nulla, si sforzano però di realizzare qualcosa che comunque rifugga dai soliti clichè, con risultati apprezzabili. Un disco dunque gradevole e ricco di spunti interessanti, che merita di avere la sua chance.

Voto: 4/5
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