I sardi Ancient Knights sono una band nata con l’idea di fare subito le cose in grande. E ci sono riusciti. “Camelot”, (uscito sotto Diamond Production) è una vera e propria metal opera dai contorni medievali e leggendari che farà sobbalzare tutti gli appassionati (compreso il sottoscritto) incentrata sulla saga di Re Artù, Cavalieri della Tavola Rotonda e fantasy in generale. Un album la quale gestazione e realizzazione ha richiesto più tempo del previsto anche se, la parate di stelle che alla fine ne ha preso parte, vale senz’altro l’attesa. Basta ascoltare il cinematografico intro “March of the Ancient Knights” senza distogliere gli occhi dalla suggestiva immagine di copertina, per essere immediatamente teletrasportati nella magica Fortezza, tra battaglie, intrighi e magie di un mondo fantastico. “Secret Castle of Love” apre con tonalità suadenti e ritmiche blande in un tripudio di melodie che, soprattutto in prossimità del refrain, mi hanno ricordato molto i Royal Hunt della seconda metà degli anni 90. Il narratore principe, Matt Siddi, se la cava egregiamente al pari dei primi ospiti, ovvero Chiara Tricarico (Moonlight Haze, Sound Storm, Temperance, Teodasia) nelle vesti di Lady Igraine (madre di Artù) e Goran Edman (John Norum, Malmsteen) pronto ad impersonificare il temibile Uther Pendragon, sovrano britannico e padre dello stesso Artù. Le tastiere di Marcel Knight(membro fondatore del progetto insieme ad Andrea Atzori) duellano e fanno scintille come spade, arbitrate con imparzialità dalle impegnatissime chitarre di Fuhito Nakamura. “The Usurper” mantiene nuovamente un basso profilo ritmico ponendo l’accento soprattutto su orchestrazioni di altissimo livello e curate in modo quasi maniacale a servizio di melodie incantate. Da registrate su questa traccia l’intervento di un Mordred d’eccezione, ovvero Roberto Tiranti (Labyrinth). La magia si amplifica sulle prime note di “Forever (Light On Me)” una ballad di rara bellezza, romantica ed ancestrale allo stesso tempo con Edman ancora protagonista. Possono gli Ancient Knights spingersi oltre la medievaleggiante teatralità dimostrata fino ad ora? Ma certo che si! E a dargli una mano ci pensa sua maestà in persona, Fabio Lione, il Parcival della situazione, il tassello definitivo che rende completa e splendida la title-track, inesorabilmente ispirata alle migliori cose fatte in passato dagli stessi Rhapsody Of Fire, soprattutto su bridge e refrain. Tutto molto bello, coinvolgente, avvolgente ed avvincente. Da evidenziare il trattamento riservato ai suoni del disco, non ingrassati e cotonati come prevedibile ma resi semplicemente ben distinguibili tra loro, basso compreso, dove ad occuparsene troviamo l’esperto Andrea Tito degli italiani Black Phantom. L’irruenza tipica del power metal che si era fatta attendere esplode e si libera tutta nella eroica “Prophecy of the Magic Kingdom” dove compare la saggia Dama del Lago (Nimue) alla quale presta l’ugola la bravissima Elisa C. Martin (ex Dark Moor). La suggestiva voce narrante di Scott James sull’outro “Whispers in Shadows ” chiude di fatto l’album, anche se in realtà il platter gode di un’appendice di tutto rispetto che ci consente di valutare, con una certa curiosità, la versione tutta italiana della title-track cantata dal solo Matt Siddi, “The Usurper”, con lo stesso Matt pronto a misurarsi con Tiranti e la versione spagnola di “Forever (Light On Me)” diventata per l’occasione “Para Siempre (Verdadero Amor)” interpretata integralmente da Elisa C. Martin. “Camelot”, concettualmente parlando, non rappresenta di certo l’dea del secolo, ma esprime nel miglior modo possibile l’idea che in tanti avrebbero voluto realizzare senza esserne in grado. Un esordio che non può e non deve passare inosservato.

ANDY RAGE
85/100

Top Song: “Camelot”

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