“Camelot” rappresenta il debutto di questa band italiana, che ci propone un power metal con tematiche fantasy e, nello specifico, con dei testi incentrati sulla figura di Re Artù e di tutto il suo contorno. Tra gli ospiti rilevanti in questo disco ne troviamo davvero molti, e sono preziosi nel fornire la loro personalità per un disco che brilla e spicca già di suo, ma che indubbiamente e soprattutto sotto il profilo del prestigio, guadagna molto con questi special guest.
Goran Edman (Malmsteen), Fabio Lione (Rhapsody), Roberto Tiranti (Labyrinth), Elisa Martin (ex Dark Moor), Pier Gonella (Necrodeath, Mastercastle), e altri ancora, formano un esercito che, unito ai fondatori della band stessa, ci trasportano attraverso questo viaggio di dieci tracce ricche di colpi di scena e che non scendono mai sotto la soglia della banalità. Certamente la strada intrapresa è già stata segnata da molti altri, e alcuni di questi “altri” li ritroviamo qui come ospiti (ad esempio Fabio Lione), ma il disco sa farsi ascoltare con piacere grazie ad ottime composizioni, ottima tecnica e una cura del sound oserei dire meticolosa. Le tracce scorrono via piacevolmente e senza alcuna caduta, ed ognuna al suo interno ha quel qualcosa che invogli ad andare avanti con l’ascolto del disco, per cui non citerei episodi migliori, o al contrario peggiori, se non che la title track con Fabio Lione alla voce è davvero da manuale del power metal melodico e non deluderà tutti i fan del genere.
Un disco che fa partire questa band col piede giusto e con la giusta convinzione nei propri mezzi, espressa sia nell’ambiziosa operazione legata agli ospiti di spessore presenti, e sia attraverso tematiche fantasy non abusate. Un disco che troverà molti ammiratori, perchè rilegge antichi stilemi ma che non scade nel tranello di molte operazioni “copia e incolla”. Da ascoltare sicuramente.
Recensione a cura di Marco Landi
Voto: 8/10
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