Un organo ci introduce con la sua melodia sinistra in un mondo di tenebra (A different season), mentre in sottofondo si sente lo scrosciare della pioggia e il suono dei tuoni a rimarcare l’atmosfera invernale ed infernale che ci aspetterà nel proseguo del nostro ascolto. Ed il nostro cammino prosegue con uno dei pezzi da novanta di Till Autumn Comes, quell’ “Autumn Falls” che parte con un incedere lento, naturale proseguo della intro in un crescendo che ci introduce la voce cattiva ed oscura al limite del growl, ma che ci sorprende anche con uno scream lacerante. I cambi di ritmo ed atmosfere rendono dinamico il pezzo che si dilunga oltre gli otto minuti e che sfocia in ambientazioni doom fino a lambire i territori black metal.
L’assetto generale dell’album segue quel sound decadente e profondo di certo doom inglese dello scorso secolo e lo attualizza ai giorni nostri con melodie di chitarra che si sovrappongono ai riff portanti (Lower), creando un notevole muro di suono. Determinante per la buona riuscita dell’album è il lavoro ritmico dietro le pelli ed il tocco pieno del bassista. “The observer” parte con un cantato black acido che si incastra alla perfezione alla ritmica doom prima di tornare ad un cantato growl. Sorprende l’improvviso blast beat, omaggio al black metal più intransigente che viene inserito in più momenti all’interno del pezzo, rendendolo molto interessante all’ascolto. Attenzione! I nostri sono stati molto bravi nel far convivere black metal e doom senza che vi si possano riscontrare forzature. “Looking Glass” con il suo incedere lento, la sua melodia sinistra e la voce malsana, a tratti mi ha ricordato gli ultimissimi Paradise Lost, anche se rispetto a questi ultimi i nostri riescono a discostarsi dal doom per abbracciare ritmiche veloci e violente. “The black tree” ha un inizio black metal dalle melodie diaboliche che ricordano quelle di scuola Dissection et similia, anche se poi il pezzo prende tutta un’altra evoluzione che li riporta nei lidi sicuri del doom. La lunghissima “Blood” con i suoi oltre dieci minuti di lunghezza chiude degnamente l’album, con la sua aria di decadenza quasi palpabile che resta appiccicata all’ambiente circostante.
Questo anche grazie alla voce che riempie con le sue urla acide e riesce fino alla fine ad essere elemento fondamentale con la sua interpretazione. Un’ottima produzione consente di ascoltare tutto nitidamente e permette ai pezzi di decollare con un sound corposo, mai caotico, dando quella profondità che certa musica necessita per arrivare dritti alle viscere. Gli Ilienses Tree si mostrano compatti e fanno emergere con la loro musica tutte le loro qualità di musicisti e compositori, nonché tutta la loro passione per suoni metal malati, che siano essi doom o black, riuscendo a mescolarli molto bene, con la voce di Maurizio Meloni che fa da collante alle diverse atmosfere, offrendo la giusta “armonia” alla base sonora.
Non posso che consigliare un album come Till Autumn Comes a tutti gli amanti delle sonorità doom più malsane, non posso che sentirmi positivo per questo 2020 appena iniziato, grazie ad album come questo e a band come i Ilienses Tree.
Recensione a cura di John Preck
Voto: 76/100 
 

 

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