“Gli uomini muoiono, ma le idee e l’arte, rappresentate dalla musica e dalla sua musa Euterpe (che è anche disegnata in copertina e invocata nell’intro come nei poemi classici) sopravvivono a violenza, tirannia e al volgere del tempo.” – Giacomo Savina

Come nasce il progetto Empathica, e come nasce la passione per la musica di tutti voi?

Frank ed io siamo amici di lunga data e condividiamo da sempre una grande passione per la musica, trasformata quando avevamo sì e no 16 anni nei primi acerbi progetti musicali. Abbiamo iniziato facendo cover con altri musicisti che nel corso del tempo hanno preso altre strade, per poi stabilizzarci nella prima formazione “ufficiale” degli Empathica nel 2011. All’epoca facevamo Death Metal, ma poi per un motivo e per l’altro ha iniziato a starci stretto quel genere e abbiamo iniziato a sperimentare con il Symphonic nel 2013. Nel corso degli anni successivi abbiamo poi fatto evolvere il nostro sound fino a quella che è la visione attuale.

A quali generi vi riferite e quali band ascoltate nella vita quotidiana?

Il nostro genere di riferimento è sicuramente il Symphonic Metal di Epica e Nightwish, ma tuttavia abbiamo sempre cercato di mantenere il tono generale delle nostre composizioni il più dark possibile, cosa che naturalmente deriva dal passato di band Death Metal e dalla voglia di distanziarci quanto basta dai canoni del genere. Le band che ascoltiamo sono le più disparate: oltre ai succitati big del nostro stesso genere, ascoltiamo anche Insomnium, Dark Tranquillity, Dimmu Borgir, Blind Guardian, Stratovarius, Sonata Arctica, Linkin Park, Of Monsters and Man, Sigur Ròs, Depeche Mode, Rhapsody of Fire, Avantasia… Sicuramente mi sto dimenticando qualcuno, ma citare tutti quelli che ascoltiamo è un’impresa impossibile: la musica ci piace in toto, e nell’ascolto spaziamo tutti veramente a livello di band e genere… purché muovano in noi qualcosa!

Nel comporre, come trovate il giusto balance tra le parti orchestrali e i riff heavy metal? Come create nuovi brani?

Partiamo dal presupposto che nella nostra band siamo in tre a mettere mano ai brani: io, Frank e Fil; funziona più o meno così: uno di noi se ne esce con una canzone più o meno fatta e finita e gli altri due aggiungono il proprio contributo. Nel caso di una canzone scritta da me, gli altri due inserirebbero sicuramente riff più pesanti e riscriverebbero le linee vocali; nel caso sia Francesco ad avere un’idea, Filippo ed io tenderemmo ad aggiustarne lievemente l’arrangiamento. Filippo invece è un caso a parte: in genere alle cose che propone lui non possiamo fare altro che applaudire, salvo dopo metterci ovviamente del nostro a livello chitarristico e orchestrale. Lavoriamo molto bene assieme e penso che questo sia la nostra forza: ognuno di noi è perfettamente in grado di scrivere musica da solo, ma insieme davanti a una birra trasformiamo le nostre canzoni in quello che poi diventa una canzone degli Empathica. Il balance lo troviamo ovviamente grazie alla birra e al contributo degli altri in sala prove, dove affiniamo le bozze specialmente a riguardo di batteria e linee vocali.

Quando è stato pubblicato il nuovo disco “The Fire Symphony”, e come sono le risposte del pubblico?

“The Fire Symphony” è ufficialmente disponibile all’acquisto digitale da luglio. Fino ad oggi devo dire che la risposta del pubblico ha superato le nostre aspettative: la gran parte delle recensioni è stata molto positiva e ha lodato soprattutto la qualità della produzione e l’impatto generale dell’album. Non possiamo che ritenerci soddisfatti! Per quanto riguarda le critiche, dalle quali non siamo ovviamente esenti, alcuni affermano che non abbiamo inventato niente di nuovo. Se è vero che il Symphonic non l’abbiamo inventato noi, è altresì vero che ci viene universalmente riconosciuta la nostra vena aggressiva e quindi di avere una nostra identità musicale che in qualche modo ci differenzia dagli altri.

Quanto tempo avete dedicato alla composizione e alla registrazione? Quanto tempo dedicate alle prove?

La composizione dell’album è stata un po’ un parto podalico! Risparmierò ai lettori tutte le vicende che si sono susseguite nel corso degli eoni che sono serviti per mettere insieme la tracklist. In realtà, prese singolarmente, le tracce non richiedono mai molto tempo per essere composte, la fase che di solito porta via le settimane è l’arrangiamento: siamo tutti maniaci del dettaglio, quindi un ritocchino qui e un ritocchino là e passano mesi, anche perché i ritocchini li facciamo io e Frank nei nostri Home Studio, nei quali praticamente viviamo ogni ora del nostro tempo libero. Poi sono servite un paio di settimane di registrazione di batterie e voci e abbiamo finito! Alle prove non dedichiamo più di quattro ore al mese, ma in compenso ci alleniamo come pazzi ognuno a casa propria.

Di cosa parlano i testi delle vostre ultime canzoni? Volete citarne una in particolare, che diffonde un messaggio a cui tenete?

“The Fire Symphony” è un concept album e narra, una traccia dopo l’altra, le vicende di un gruppo di liberi musicisti ai tempi dell’inquisizione; predicavano il libero pensiero e il libero arbitrio, e per questo sono stati rinchiusi nel loro teatro dato poi alle fiamme. Il messaggio che vogliamo trasmettere è che gli uomini muoiono, ma le idee e l’arte, rappresentate dalla musica e dalla sua musa Euterpe (che è anche disegnata in copertina e invocata nell’intro come nei poemi classici) sopravvivono a violenza, tirannia e al volgere del tempo. Se dovessi citare una canzone in particolare propenderei per “Silius Messor Animarum”, nella quale c’è una bellissima parte parlata scritta da Falsi che racchiude in sé tutta la forza evocativa della storia che abbiamo voluto narrare: “Si, domani tu ed io dovremo morire. A loro, vecchi uomini sordi, rimarranno solo vane urla e silenzio. Ma dalle nostre ceneri nascerà l’eternità, portata da questo (la musica)”.

Chi tra voi è il più “divertente” e chi è il più “serio”?

Questa domanda è molto difficile! Siamo tutti così divertenti che è impossibile individuare sia quello più divertente che quello più serio! La verità è che amiamo tutti ridere, amiamo tutti il nonsense e amiamo Aldo, Giovanni e Giacomo. Se qualcuno ci trovasse a discutere in un bar e ascoltasse le nostre conversazioni ne uscirebbe pazzo per la quantità di cazzate che riusciamo a inserire anche negli argomenti più ‘seri’. L’unico nostro momento di serietà ce lo prendiamo quando siamo sul palco: in quel momento ci prendiamo sul serio, divertendoci ugualmente, ma durante il resto del tempo ha poco senso, perché la vita è troppo breve per passarla col broncio. Ma se proprio dovessi rispondere direi che l’alcool ha reso Frank il più divertente e la vecchiaia ha reso Fil il più serio.

Qualche racconto divertente relativo a qualche concerto, anche del passato?

Nel 2015 prima di un concerto ero impegnato ad una cena aziendale. Sono passato al locale per il sound check nel pomeriggio e la sera sono andato a cena con i miei colleghi, tanto eravamo la main band e avremmo suonato per le 23 ed io avevo fatto in modo che la cena si svolgesse nello stesso paese dove c’è il locale in cui abbiamo suonato. Gli altri erano preoccupati che non avrei finito la cena in tempo e non sarei arrivato per l’inizio, io ho assicurato che prima delle 23:00 sarei entrato nel locale; però la cena è durata più del previsto e ho iniziato a ricevere telefonate piene di preoccupazione attorno alle 22.30, mentre io rassicuravo che sarei stato puntuale. Alla fine sono entrato nel locale alle 22:59, un attimo prima di salire sul palco: tempo di dire “Uno, due, tre, MERDA” ed ero dietro le tastiere. Credo che Frank non mi abbia ucciso solo perché non c’era il tempo materiale di rompermi in testa la chitarra. Sarà stata l’adrenalina e l’incazzatura degli altri, sarà stato il vino che avevo bevuto, ma abbiamo fatto un gran concerto quella sera. Sta di fatto che ho il divieto assoluto di allontanarmi a più di 50 metri dai locali in cui suoniamo da quel giorno.

Avete in previsione delle date live? In Italia o anche all’estero?

Abbiamo appena firmato un contratto con la Orion Agency per le date live, e siamo sicuri che a breve ritorneremo su qualche bel palco! Non abbiamo ancora nessuna data precisa, ma siamo fiduciosi che sarà una primavera di fuoco!

Cosa vi “torna” dal pubblico quando suonate dal vivo? Che sensazione scaturisce dall’essere su un palco?

Durante le nostre esibizioni riceviamo sempre una grande carica dal pubblico, non appena comprendono di che pasta siamo fatti. Essere sul palco provoca una serie di sensazioni a nostro avviso indescrivibili: la tensione pre-concerto che svanisce alla prima nota, la carica di adrenalina al primo riff di chitarra, la mente concentrata sul qui ed ora… ma anche l’abbagliamento per le luci puntate addosso, il calore della gente che ci ascolta, la vista dei loro volti compiaciuti e delle mani che si agitano! Diciamo che è un toccasana per la propria autostima e per un attimo si ha la sensazione di poter fare qualsiasi cosa, una sorta di momentaneo delirio di onnipotenza.

Quale canzone del nuovo album vi divertite maggiormente a suonare live?

“The Fire Symphony”, nonostante i 10 minuti di durata. È la canzone che normalmente suoniamo in conclusione di tutti i concerti quindi arriva nel momento di tirare fuori ogni briciola di energia rimasta e scatenarla sul pubblico sapendo che alla fine di quei 10 minuti ci sarà un applauso fragoroso, fischi e richieste di bis! Poi è una canzone che permette a ognuno di noi di avere il suo momento di gloria con un assolo, è articolata nel ritmo e nella dinamica sonora e quindi richiede che ognuno di noi faccia il meglio del meglio che può per portarla a termine.

Progetti per il futuro? Vi piacerebbe suonare a qualche festival, in particolare?

Nel nostro futuro vediamo un nuovo album che è già in lavorazione e un concerto al Wacken Open Air. Tuttavia restiamo umili e diciamo che vediamo anche il concerto alla sagra della porchetta di Ariccia.

 

Per quale band fareste volentieri da opener?

Eh qui ci sono correnti di pensiero diverse per ognuno di noi. C’è chi vorrebbe aprire ai Nightwish, chi agli Epica, chi a chiunque ci porti davanti a un pubblico urlante.

 

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