“Una ottima tecnica è sempre un vantaggio ed una buona conoscenza della teoria musicale pure”

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Ciao! Prima di tutto vorremmo ringraziarvi per lo spazio che ci state concedendo. “Timeless” è il nostro terzo album e in realtà è uscito a fine 2018 (e ad Aprile 2019 nella edizione Japan) quindi non è un album uscito da pochissimo. Diciamo però che sta vivendo una seconda ondata di interesse grazie anche al prezioso lavoro dell’agenzia di stampa “Infinity Heavy” di Monica Atzei, con la quale abbiamo iniziato una collaborazione da qualche mese. In effetti al nostro ultimo album mancava un po’ di spazio e visibilità soprattutto a livello nazionale ed ora, grazie a Monica, stiamo recuperando terreno in questo senso! Dicevo che “Timeless” è il nostro terzo album in studio, un album che ha visto una gestazione un po’ più complicata dei precedenti (“Hold Your Dreams” e “Red Moon Rising”) soprattutto a causa di un cambio di lineup: tastierista e cantante. Abbiamo quindi dapprima dovuto trovare le persone che potessero integrarsi bene con la band. Poi abbiamo dovuto creare l’amalgama ed alchimia “giuste” per poter creare musica insieme, ed infine abbiamo iniziato il processo di scrittura, arrangiamento, registrazione e mixing/mastering dell’album. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto e del fatto che “Timeless” prosegua il discorso iniziato nel 2010 con l’album di esordio.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

I Perfect View sono nati verso la fine del 2008 col principale scopo di creare una band che proponesse musica originale e che fosse espressione delle influenze musicali di ciascun membro. Un progetto dove potesse trovare sfogo la voglia di scrivere brani nei quali ciascuno di noi potesse in qualche modo rispecchiarsi. Venivamo tutti da precedenti esperienze di band (di musica originale per la maggior parte) e di cover. L’intenzione quindi era di far confluire tutto in un nuovo progetto.

Come è nato invece il nome della band?

Il nome della band, curiosamente, non è una idea nostra bensì del titolare della prima label che ha creduto in noi, la tedesca Avenue Of Allies. Dopo aver ascoltato i brani che poi divennero la tracklist dell’album di esordio, ci disse che la nostra musica gli aveva fatto venire in mente il nome Perfect View. Avevamo fatto diverse ipotesi, nessuna delle quali ci convinceva pienamente, così decidemmo di accettare il consiglio della label!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

I testi trattano in parte di esperienze personali o, appunto, di qualcosa che magari ci ha colpito e di cui vogliamo quindi parlare o esprimere il nostro punto di vista. Si tratta dell’ultimo tassello nella scrittura di un brano perché prima curiamo la parte strumentale, compresa la linea melodica della voce (ma senza avere già un testo). Solamente alla fine decidiamo di cosa vogliamo parlare in quel brano e scriviamo il testo in modo da rispettare la metrica della linea vocale. Diciamo quindi che il testo è certamente importante nell’economia di un nostro brano perché comunque ci teniamo a curare anche questo aspetto ma non abbiamo un approccio “cantautoriale” dove il testo ha spesso maggior (o comunque pari) importanza rispetto alla stesura strumentale.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Mi piace spesso sottolineare la “genuinità” di ciò che suoniamo. La nostra musica riflette ciò che siamo, le influenze musicali con le quali siamo cresciuti, soprattutto anni ’80. Non c’è nulla di costruito a tavolino. Stilisticamente direi che ci troviamo in un territorio “hard rock melodico a tinte AOR ed una spruzzatina di prog”. Poniamo sempre molta attenzione alla melodia, che per noi è la base di tutto, e cerchiamo di avere un buon equilibrio musicale/strumentale. Cerchiamo inoltre di proporre qualcosa che possa sostenere il test del tempo, che possa cioè essere ascoltato a lungo, dando magari la possibilità di scoprire nuove sfumature e dettagli sonori ad ogni ulteriore ascolto.

Come nasce un vostro pezzo?

Jammando in sala prove! E’ l’unico metodo di lavoro che conosciamo ed è quello che abbiamo sempre usato, sin dall’inizio. Chi ha una idea la sottopone all’attenzione della band e poi ci si lavora sopra tutti insieme. Possiamo partire da un semplice riff oppure da qualcosa di più completo e strutturato, ma sempre in forma abbastanza embrionale. Questo per dare la possibilità a tutti di metterci del proprio. Ogni musicista crea sempre la partitura del proprio strumento ma cerchiamo di provare ogni variante che dovesse essere proposta, valutandone sempre assieme il risultato finale. E’ un metodo di lavoro che, personalmente, ho sempre fortemente voluto perché anche se ho un brano potenzialmente totalmente sviluppato, credo che almeno potenzialmente col confronto e coinvolgimento attivo di tutta la band, il risultato possa magari essere migliore. Attenzione, non è un obbligo “dire” per forza qualcosa di diverso. Non di rado capita che la proposta iniziale venga arrangiata ma non cambiata nella sostanza.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Qui probabilmente ciascuno potrebbe dare una risposta diversa ma la mia è “Can’t Stop The Fire”. E’ stato il primo brano che abbiamo scritto per “Timeless” e la sua struttura era già abbozzata mentre facevamo i provini per completare la line-up. Ho quindi anche un ricordo nostalgico di questo brano. Ma trovo soprattutto che sia rappresentativo di ciò che sono i Perfect View. Ci sono brani più tecnici ed impegnativi ma in questo trovo che ci sia quell’equilibrio di cui parlavo prima.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Ciascuno di noi ha influenze diverse che però convergono e si toccano in buona parte/misura. Personalmente sono molto legato a band quali Toto, Winger, Dokken, Queensryche (sino a Promised Land), Whitesnake, Journey, Extreme… A questi nomi va aggiunto certamente quello dei Kiss che sono un amore totale del bassista Frank ed altri nomi, magari non necessariamente rock che fanno parte del bagaglio di influenze degli altri ragazzi della band. In generale i nostri orizzonti musicali sono comunque ampi.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Dopo l’uscita dell’album abbiamo avuto un ulteriore cambio di lineup. Da qualche tempo abbiamo quindi un nuovo batterista, Davide Lugli, e, cambio ancor più recente, un nuovo tastierista, Alberto Bettini. Non vorrei entrare in discorsi specifici per rispetto verso le persone. Tutte. Posso solo dire che una band che non sia un progetto creato a tavolino (che lavori quindi “a distanza”) è una sorta di famiglia allargata dove devono coesistere caratteri e personalità anche molto diverse. Trovare un punto di incontro richiede sempre e comunque una certa energia, rispetto, disponibilità, compromesso, voglia, volontà… Può quindi capitare benissimo che qualcosa smetta di funzionare al meglio e si arrivi a prendere strade diverse. Ciò non significa che i rapporti umani debbano per forza essere compromessi, anzi. Attualmente perciò stiamo lavorando per integrare totalmente i nuovi arrivati ed avere una setlist da poter proporre nei prossimi live shows. Parallelamente a tutto ciò stiamo iniziando a lavorare su nuove idee ed iniziando quindi il processo di scrittura del nuovo album, processo che richiederà sicuramente tutto questo 2020. Per quanto riguarda i live abbiamo già fatto alcune date dove abbiamo proposto soprattutto i brani di “Timeless”. Va sottolineato che le occasioni per poter suonare dal vivo purtroppo scarseggiano. Viene dato assai più spazio e cover e tribute band. Manca un po’ di coraggio. Anche per questo approfittiamo per esprimere un sincero ringraziamento a tutti coloro i quali danno ancora oggi spazio alla musica originale, con ogni tipo di iniziativa.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

No, purtroppo no. Sarebbe molto bello in effetti. Ma, ad oggi quantomeno, non ci sono state le condizioni per farlo. Speriamo in futuro di avere anche questa occasione. Mai dire mai!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Ci sono diverse rock band molto interessanti. E intendo rock nella più larga e completa accezione. Il problema è, come accennavo prima parlando dei live shows, che non è affatto semplice riuscire a farsi conoscere. E se non hai la possibilità di fare ascoltare la tua musica, puoi anche essere la band migliore del mondo e con l’album più bello dell’ultimo decennio ma tutto ciò non serve a nulla. La promozione è importante perché devi almeno poter arrivare a far sì che la gente possa giudicare la tua proposta musicale dopo averla conosciuta ed ascoltata. Forse in altri Paesi sanno valorizzare meglio le proprie risorse. Francamente non credo che in Italia ci siano band e musicisti che debbano invidiare le controparti estere. Purtroppo si sono privilegiati dei format che danno spazio e visibilità a “cose” (non trovo altro modo per definirle) che ben poco hanno a che vedere con la musica. Queste “cose” nascono e spariscono molto rapidamente perché sono fondate sul “nulla musicale” però, purtroppo, gli spazi sono dedicati ad esse.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Internet è certamente un buon modo per cercare di farsi conoscere ed allargare i propri confini. Con un pizzico di bravura (e fortuna) possono nascere alcune opportunità interessanti, si può entrare in contatto con persone con le quali dare vita a collaborazioni importanti. Quindi sì, Internet è un mezzo prezioso il cui buon utilizzo può certamente dare una mano a band come la nostra, e non solo.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Credo che sia un genere che possa far vedere se hai qualcosa di interessante e valido da “dire”. Più che altro mi piace tornare al concetto di equilibrio. Avere un buon equilibrio musicale è tutt’altro che facile. Farsi prendere la mano anteponendo un approccio più tecnico ad un approccio musicale è un rischio che si corre concretamente. Da parecchio tempo ormai apprezzo molto di più un brano scritto ed arrangiato bene ad uno dove si faccia sfoggio di tecnica da ginnasta dello strumento e poco più. Spazziamo il campo dai fraintendimenti: una ottima tecnica è sempre un vantaggio ed una buona conoscenza della teoria musicale pure. Bisogna però mettere sempre le mani al servizio della musicalità. C’è differenza tra avere una bella e ricca prosa e scrivere qualcosa che somigli ad un dizionario o un elenco del telefono… chiaro no? ;))))

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Anche in questo caso la risposta è personale e forse ciascuno di noi darebbe una risposta diversa. Io avrei diversi nomi ma dovendone scegliere uno probabilmente ti direi Kip Winger. Apprezzo il suo essere musicista totale, il suo talento nel songwriting, la capacità di trasmettere emozioni. Un musicista moderno, geniale, completo.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Se non avete mai avuto occasione di ascoltare ciò che facciamo e se avete voglia di dedicarci qualche istante e togliervi la curiosità, date una occhiata su Facebook (la nostra pagina è “Perfect View”) oppure cercate qualche video su YouTube. Nel caso in cui ciò che sentirete sarà di vostro gradimento saremo orgogliosi di aver potuto allargare la nostra cerchia di amici! E per tutti quelli che già ci conoscono e ci apprezzano… sappiate con continueremo a cercare di fare del nostro meglio! Grazie ancora a tutti! Keep rocking!

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